Manifesto
[...]νῦν οὖν, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, πολλοῦ δέω ἐγὼ ὑπὲρ ἐμαυτοῦ ἀπολογεῖσθαι, ὥς τις ἂν οἴοιτο, ἀλλὰ ὑπὲρ ὑμῶν, μή τι ἐξαμάρτητε περὶ τὴν τοῦ θεοῦ δόσιν ὑμῖν ἐμοῦ καταψηφισάμενοι. ἐὰν γάρ με ἀποκτείνητε, οὐ ῥᾳδίως ἄλλον τοιοῦτον εὑρήσετε, ἀτεχνῶς - εἰ καὶ γελοιότερον εἰπεῖν - προσκείμενον τῇ πόλει ὑπὸ τοῦ θεοῦ ὥσπερ ἵππῳ μεγάλῳ μὲν καὶ γενναίῳ, ὑπὸ μεγέθους δὲ νωθεστέρῳ καὶ δεομένῳ ἐγείρεσθαι ὑπὸ μύωπός τινος, οἷον δή μοι δοκεῖ ὁ θεὸς ἐμὲ τῇ πόλει προστεθηκέναι τοιοῦτόν τινα, ὃς ὑμᾶς ἐγείρων καὶ πείθων καὶ ὀνειδίζων ἕνα ἕκαστον οὐδὲν παύομαι τὴν ἡμέραν ὅλην πανταχοῦ προσκαθίζων. τοιοῦτος οὖν ἄλλος οὐ ῥᾳδίως ὑμῖν γενήσεται, ὦ ἄνδρες, ἀλλ' ἐὰν ἐμοὶ πείθησθε, φείσεσθέ μου· ὑμεῖς δ' ἴσως τάχ' ἂν ἀχθόμενοι, ὥσπερ οἱ νυστάζοντες ἐγειρόμενοι, κρούσαντες ἄν με, πειθόμενοι Ἀνύτῳ, ῥᾳδίως ἂν ἀποκτείναιτε, εἶτα τὸν λοιπὸν βίον καθεύδοντες διατελοῖτε [...]
... ora dunque, cittadini ateniesi, io sono ben lontano dal
parlare in mia difesa, come qualcuno potrebbe supporre, ma sto
parlando per voi, perché non siate in errore su ciò che il dio vi
ha dato, condannando me. Se così faceste infatti, non troverete
facilmente un altro che - anche se è un po’ ridicolo a dirsi - sia
stato posto dal dio accanto alla città come ad un grande e nobile
cavallo, ma troppo pigro a causa della sua stazza e bisognoso di
essere destato da un qualche tafano. Perché mi sembra che il dio
abbia posto me sulla città con questa funzione: non smettere di
starvi addosso tutto il giorno e dovunque per stimolare,
convincere ed ammonire tutti voi, uno per uno.
O uomini, non ci sarà facilmente per voi un altro di tal genere,
ma se ragionerete nel senso di ciò che io vi dico allora non mi
condannerete. D’altra parte può darsi che voi, irati come coloro
che dormono sonni profondi quando vengono svegliati di
soprassalto, dando retta ad Anito, mi condanniate agilmente a
morte percuotendomi per poi continuare a dormire per il resto
della vostra vita ...
-Platone, Apologia di Socrate
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